Per sfondare davvero, la tecnologia indossabile deve diventare meno costosa. E se a dirlo è Astro Teller, responsabile dei laboratori Google X e creatore dei Google Glass, possiamo fidarci.

Si potrebbe però aggiungere un’altra cosa che potrebbe sembrare un controsenso: per entrare davvero nell’immaginario collettivo deve diventare invisibile, o comunque nascondere bene il suo cuore tecnologico. Cosa che fa la nuova collezione wearable technology di Virtual, startup milanese che ha applicato alla tecnologia quello stile modaiolo che potrebbe renderla appetibile a tutti.

Nata come azienda produttrice di smartphone e tablet, nel 2013 si reinventa con l’obiettivo di fare della tecnologia indossabile il fulcro della società. Il 2014 è stato un anno di transizione, incentrato su una linea di prodotti dedicati ai selfie ma non solo. Si va dal Magic Stick (a partire da 99 euro), una sorta di “bacchetta magica” in fibra di carbonio che si allunga fino a 80 cm e permette di catturare autoscatti, realizzare video o utilizzare il cellulare per partecipare a conference call in remoto con la modalità “stand mode”, a Magic Shot (da 49 euro), una cover con telecomando estraibile capace di controllare lo smartphone su cui è montata fino a dieci metri di distanza. Per finire con la Power Bank, la ricarica portatile per smartphone e tablet costruita interamente con materiali riciclati (tre modelli dai 39 ai 59 euro).

 

 

Il kit della Magic Stick

 

Magic Stick

 

La Cover Magic Shot

 

La Power Bank Red Panda da 5200 mAh

Le cover Magic Shot

Ma dalla Virtual promettono che la svolta vera arriverà nel 2015. Entro l’inizio dell’anno verranno commercializzati, da iStuff Armani, Coin e nelle più importanti catene di grande elettronica di consumo,  i primi prodotti wearable con un costo fra i 100 e i 200 euro circa.

Il più innovativo è forse U-Ring, anello hi-tech in vetroceramica discreto e minimal nel quale sarà possibile archiviare dati sensibili, come pin del bancomat o password varie, che nel migliore dei casi vengono memorizzati nel telefono sotto il nome di zii e parenti vari, nel peggiore dimenticati.

U-Ring rappresenta una vera e propria chiave di sicurezza personale. Funziona avvicinando l’anello al proprio smartphone che, tramite un’applicazione creata da Virtual, farà apparire sul display i dati di cui abbiamo bisogno. Tutto grazie all’interazione della tecnologia RFID, l’identificazione dei dati a radio frequenza, con la memoria integrata nel cyber-anello. “Questo è solo l’inizio”, spiega Vito Tripolone, project manager di Virtual. “Le funzioni dell’anello verranno ampliate con il tempo: una delle idee è quella di farlo interagire con la domotica di casa o farlo funzionare anche come chiave per aprire cancelli e simili”.

U- Ring

Kids Magic Phone realizza un po’ il sogno di ogni genitore: ovvero sapere sempre dove sia il proprio figlio. Pensato per bambini e ragazzi, si presenta come un normale orologio. Invece grazie al segnale GPS, potrà localizzare chi lo indossa sulla mappa fornita con l’apposita applicazione per iOS e Android. Il Magic Phone potrà ricevere le chiamate, inviare messaggi vocali e contenere una rubrica dove memorizzare fino a quattro numeri di telefono. All’interno è presente anche un contapassi.

Kids Magic Phone

Il fitness-smartwatch Me+Fit permetterà invece di monitorare il proprio allenamento senza disconnettersi dalla propria vita online. Oltre a contare le calorie e cronometrare la durata dell’attività fisica si potranno controllare chiamate e messaggiricevuti sul proprio smartphone, collegato a Me+Fit grazie a un’applicazione apposita.

Il fitness-smartwatch Me+Fit

C’è da specificare che i prodotti Virtual sono ideati in Italia ma realizzati in Cina. “È lì che abbiamo il nostro laboratorio di tecnologia e sviluppo” , spiega Luca Tramer, amministratore delegato della società. La ragione è il costo del lavoro più basso? “Noin Cina c’è una grande disponibilità di fabbriche altamente efficienti, abituate a lavorare  su prodotti di terzi, a realizzare prototipi in breve tempo e con volumi enormi. Lì realizzano esattamente le cose come vogliamo, e in fretta. La scelta non è comunque definitiva, tiene a specificare Tramer. “Noi vogliamo espanderci nel mondo, quindi non è detto che la filiera più efficiente rimanga quella della Cina. La produzione potrà avvenire anche altrove”. Magari pure in Italia.

Fonte: Wired

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.